Nel 1931, a Venezia, il sogno di una vita diventa realtà. Giuseppe Cipriani apre le porte dell’Harry’s Bar in un ex magazzino di corde, situato in una calle defilata rispetto all’affollata Piazza San Marco sebbene adiacente alla stessa.
Ama servire la clientela con la medesima semplicità con cui, a sua volta, gli sarebbe piaciuto essere servito.


Il più bel complimento che l’Harry’s Bar abbia ricevuto arrivò dal Barone Filippo de Rothschild. Un giorno fu intervistato da una giornalista della rivista Harper’s Bazaar. Gli venne posta la domanda su quale fosse, secondo lui, il miglior ristorante del mondo. Con la calma che gli veniva dalla grande cultura, unita ad una singolare statura umana, Filippo de Rothschild rispose: “Non posso sapere quale sia per la semplice ragione che non ho avuto la fortuna di visitarli tutti. Però le posso dire una cosa. C'è un ristorante al mondo nel quale io mi sono sempre trovato come a casa mia: l’Harry’s Bar di Venezia”.

Heritage

Della stessa idea sono stati Ernest Hemingway, Orson Welles, Truman Capote, Maria Callas e tanti altri grandi nomi che da allora lo hanno frequentato.

Il testimone è oggi nelle mani di Arrigo, figlio del fondatore Giuseppe, custode e divulgatore dello stile che ha reso l’Harry’s Bar di Venezia una leggenda internazionale. 


L'unico Bellini originale 
 
Nel 1948, si inaugura a Venezia la grande retrospettiva del pittore rinascimentale Giovanni Bellini.
 

Per l'occasione Giuseppe Cipriani crea un nuovo Cocktail, accolto immediatamente con entusiasmo e che in breve diviene famoso in tutto il mondo: Prosecco e purea di pesca bianca.
La creatività di Giuseppe, ispirata ai colori utilizzati dal famoso pittore nelle sue opere, ha dato vita a un classico di tutti i tempi, un capolavoro tra i cocktails che ogni rispettabile Barman conosce e serve ancora oggi.
 
Il Bellini.
 
La chiave del successo di questo cocktail, ideato da Giuseppe Cipriani, sta nell'accostamento semplice e genuino di due gusti. Il gusto fine e delicato delle pesche bianche del Mediterraneo insieme alle bollicine vivaci e fragranti dello spumante bianco italiano.
Il segreto di Cipriani non è quello che si vede o si tocca, ma quello che si può sentire e intuire.
È intangibile ma palpabile.
Non può essere brevettato, ma, anche dopo ottantanove anni, non è stato replicato da nessuno...
Curiosità
 
Giuseppe Cipriani ha creato un piatto a base di fette sottili di controfiletto di manzo crudo.
 
A Venezia nel 1950 si tenne a Palazzo Ducale, una grande retrospettiva dell'opera di Vittore Carpaccio, un altro pittore rinascimentale.
 
Quello stesso autunno la contessa Amalia Nani Mocenigo, una delle frequentatrici dell'Harry's Bar, entrò a pranzo e, turbata, informò Giuseppe Cipriani che il suo medico le aveva prescritto per alcune settimane una dieta assai rigorosa.
Giuseppe, sempre pronto alla sfida, svanì in cucina e ricomparve qualche tempo dopo con quello che divenne il Carpaccio alla Cipriani, una bella sfoglia rossa sottilissima di filetto mignon crudo, condita con una salsa bianca.

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